Oltre i fumetti

Se n’è andato a 44 anni Andrea Paggiaro, quel Tuono Pettinato che raccontava le cose attraverso i suoi fumetti, così ingenui e così geniali, immediati eppure profondi. E attraverso le avventure di Garibaldi o di Freddie Mercury ci raccontava, almeno un po’, chi era lui.

Eri un bimbo serafico e dolcissimo, di quelli ai quali non si può non volere bene; ma anche acuto e capace di cogliere relazioni tra le cose, le parole, le persone che in pochi sapevano cogliere. Eri un tipo tranquillo, pacifico, di quelli che sembrano incapaci di alzare le mani per schiacciare una zanzara; ma poi giravi la tovaglietta di carta del ristorante e iniziavi a disegnare. Disegnavi qualsiasi cosa. Quello che mi colpiva di più, oltre alla capacità tecnica spropositata per un bimbo, era la naturalezza con cui intrecciavi le cose, le parole, le persone che ritraevi con quel tuo tratto già deciso e riconoscibile; creavi delle storie, attraverso il disegno, raccontavi qualcosa: pezzi di mondi immaginari, rovesciamenti delle regole della chimica e della fisica per cui i tuoi personaggi chiacchieravano sott’acqua o si scioglievano sotto la pioggia, ma anche situazioni realistiche ma bizzarre, relazioni inconsuete tra quelle cose, quelle parole, quelle persone. Mettevi insieme qualcosa imparato quella mattina a scuola con il personaggio di una barzelletta che qualcuno aveva appena raccontato e con l’espressione sbalordita della cameriera che, su quella tovaglietta, ti aveva servito una pizza solo poco prima.

E’ stata una soddisfazione ritrovarti da grande alla presentazione di uno dei tanti volumi che hai disegnato e scoprire che non avevi smesso di far parlare i tuoi personaggi al tuo posto: quand’ero piccola l’avrei chiamata timidezza, oggi direi che avevi trovato un modo personale, unico, di esprimere te stesso. E sono stata felice di sapere che di quel modo, di quella passione, avevi fatto la tua attività. Continuavi a disegnare di tutto, dalla storia di Garibaldi e dell’unità d’Italia, alla biografia del leader dei Queen, Freddy Mercury, a Chatwin a tante, tante altre cose.

Alla fine di quella presentazione, vincendo quel po’ d’imbarazzo che di certo c’è tra due persone che non si vedono da tanti anni, mi salutasti con una battuta che mescolava il ricordo personale e l’argomento del libro che presentavi: geniale, pensai, abbandonando per sempre l’idea della timidezza.

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