I capricci della Spina

Inaugurata nella chiesa di Santa Maria della Spina la mostra I Capricci di Antonio Cagianelli: fino al 25 giugno il contenitore antico torna ad ospitare l’arte contemporanea mettendo in risalto la bellezze dell’uno e dell’altra, tra guglie e teschi.

Allentamento delle misure restrittive vuol dire, anche, poter tornare ad allestire, e a visitare, mostre: lo sappiamo da un po’, ma siamo stati così a lungo senza poterlo fare che è bello ripeterlo.

Prosegue dunque il programma di personali alla chiesa di Santa Maria della Spina sul Lungarno Gambacorti con l’inaugurazione della mostra dell’artista pisano ma noto a livello internazionale Antonio Cagianelli intitolata I Capricci che resterà aperta fino al 25 giugno dalle 11 alle 13 e dalle 17 alle19.

Alla Spina, opere molto forti e di grande impatto estetico e emozionale che si esaltano nel contrasto con l’architettura gotica della chiesa ormai da anni eletta a scrigno di installazioni ed esposizioni di arte contemporanea.

Scheda della mostra

Dopo le “Vanitas”, i “Capricci”, dopo i graffiti e i tatuaggi, i geroglifici e le sfingi, dopo le sfere, le piramidi; si può così sintetizzare il nuovo programma di sviluppo espressivo di Antonio Cagianelli, che, come lo ha definito Pierre Restany è “un poeta che ha scelto di esprimersi in forma tridimensionale”. La sua poetica di designer attento alla metamorfosi continua della realtà si riversa nelle sue creazioni tridimensionali sotto forma di mobili, altre volte gioielli, complementi di arredo, accessori di moda e oggi, per la prima volta, anche la fotografia. È un discorso quello di Cagianelli che non parla di design o habitat in senso tradizionale, ma di una personale visione del mondo che le sue creazioni sono di volta in volta invitate a rappresentare. Una visione del mondo in cui il passato e il futuro sono in diretta comunicazione, dando origine a opere in cui convivono e si mescolano in modo analogico e medianico influssi provenienti da mondi arcaici, elementi esoterici con i segni della metropoli contemporanea; il tutto espresso attraverso un linguaggio pop e surreale. Si passa così dalle sue sedute “Transvital” a forma di teschio, che sono da considerarsi come delle vere e proprie vanitas tridimensionali, alle nuove sedute “Sfinge”, che irrompono inesorabili nel nuovo paesaggio creativo dell’artista con il loro messaggio carico di mistero e di punti di domanda aperti sul nostro futuro. In un mondo che non ha più risposte ai nostri interrogativi Cagianelli nelle sue ultime grafiche (serigrafie su laminati plastici di grande formato) sceglie di alludere al genere pittorico dei Capricci, basato appunto su nostalgiche e fantasiose composizioni di elementi del passato, per ritrovare un senso e una forza che possano aiutarci a sopravvivere all’apocalisse del mondo contemporaneo. Il metodo compositivo dei “Capricci” viene applicato anche al suo nuovissimo progetto fotografico, presentato al Fuorisalone 2020 con la sua galleria di riferimento milanese, la Galleria Colombari, e che rappresenta un ulteriore passo in avanti del suo lavoro di grafica che è alla base anche di tanti mobili e tessuti realizzati in precedenza. L ‘esperienza dei “Capricci” fotografici è nata durante il periodo dell’emergenza sanitaria da una riflessione fisicamente statica, ma intellettualmente molto dinamica.  In questo corpus di opere fotografiche Cagianelli, con i suoi accostamenti shock, veri e propri ossimori visivi, crea un dialogo inaspettato tra culture, linguaggi e segni di antiche civiltà, nonché esperienze pop-rock del suo repertorio di artista-designer, la Street Art e l’arte psichedelica. La parola “contaminazioni”, in questo momento drammatico, in cui abbiamo vissuto nell’isolamento e giustamente nella paura di essere contaminati, è da intendersi, per Cagianelli, con un’accezione positiva di interculturalità e di dialogo tra linguaggi e ambiti artistici diversi.

In una visione in cui il tempo acquista una dimensione sincronica, di memoria junghiana, l’artista dà vita alle sue composizioni fotografiche ispirate all’antico Egitto attraverso persone appartenenti alla quotidianità delle sue relazioni, i cui lineamenti, particolarmente evocativi, sono vicini alle sue libere fantasie su elementi dell’arte antica. Ai geroglifici si sovrappongono i graffiti della Street Art, agli inconfondibili profili di alcune statue etrusche i profili di giovani donne di oggi in cui sopravvive una memoria di tratti che ci riportano a un lontanissimo passato, seguendo una spirale e un vortice temporale in continua evoluzione, che ricorda esperimenti grafici dei fotocollages dadaisti e della cultura psichedelica degli anni ‘70. 

I suoi ultimissimi lavori fotografici sul tema della mummia in particolare, a metà strada tra citazioni di icone del mondo antico e riferimenti al genere horror, sono una nuova espressione cult dell’universo di Cagianelli, provocatorio, eclettico e surreale

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