L’antico Capodanno Pisano, Fucini e le lotte di campanile. Moderne

Mentre ci prepariamo a rinunciare per il secondo anno ai festeggiamenti di piazza per il Capodanno Pisano per evitare assembramenti, abbiamo trovato il modo di litigare, o almeno di risentirci orgogliosamente: il capodanno è nostro e non vogliamo prestarlo alla Toscana, nemmeno per celebrare i cento anni di Renato Fucini.

Hanno iniziato Giani e Mazzeo, presidenti di Regione e Consiglio regionale, annunciando che il prossimo Capodanno dell’Annunciazione, il Capodanno Pisano, sarà dedicato al poeta di tanti sonetti in vernacolo pisano, per “ricordare, a 100 anni dalla sua morte, Renato Fucini, non solo come figura importante nella storia culturale della nostra terra, ma anche come strumento per attualizzare il valore dell’identità toscana che proprio il Capodanno intende celebrare”.

Apriti cielo.

Giani e Mazzeo hanno in mente di rispolverare una peculiarità tutta toscana abbinando questa antica usanza, riscoperta non troppi anni fa e celebrata, in effetti, solo nella nostra città, alla celebrazione per il centenario della morte di Renato Fucini, poeta del vernacolo pisano e della toscanità.

Ma partiamo dall’inizio: a Pisa, ma anche in altre città come Firenze, Lucca, Prato e Siena, anticamente l’anno iniziava il 25 marzo, giorno dell’incarnazione, fino a quando il Granduca Francesco III di Lorena nel novembre 1749 non decreta l’allineamento al calendario comune in tutto il resto della penisola con il capodanno fissato al primo gennaio.

E qui scatto l’orgoglio, o l’indispettirsi, dei depositari del copyright del Capodanno Pisano: nelle parole dell’assessore Bedini tutto il risentimento per questa appropriazione indebita.

Dopo aver spiegato che, pur condivisa con altre città toscane, la tradizione del capodanno si distingueva “perché è peculiarità tutta squisitamente pisana quella di anticipare l’anno nuovo al 25 marzo, e non, come nelle altre città, di far iniziare l’anno in ritardo: così lo stile pisano è sempre avanti di un anno”, sarebbe “impensabile voler fare del Capodanno pisano il Capodanno toscano” ipotizzando al limite di poter “parlare di Capodanni toscani al plurale, tra i quali quello Pisano dovrebbe sicuramente avere il posto d’onore”.

Da qui la scelta di dedicare a Fucini (noto anche con lo pseudonimo e anagramma di Neri Tanfucio) il Capodanno Pisano. “Del resto Fucini – spiegano Giani e Mazzeo – è particolarmente legato al rilancio e all’acquisizione di dignità letteraria del vernacolo pisano. I suo 100 sonetti rappresentano infatti la riscoperta del valore letterario del vernacolo, dando vita ad una tradizione che ancora oggi è viva negli ambienti culturali pisani”.

In ogni caso, dopo aver polemizzato sull’uso dell’espressione identità e aver puntualizzato, tante volte Giani e Mazzeo se ne fossero dimenticati, che “nei secoli tra il X e il XIV, periodo nel quale era incontrastato il calculus pisanus del tempo, la civiltà dei Comuni era l’unica realtà politico-sociale e l’idea di Toscana come la intendiamo oggi non esisteva nemmeno” segno inequivocabile, a suo dire, dell’impossibilità di abbinare oggi il capodanno e l’idea stessa di Toscana,

Quello poi che in regione era stato chiamato doppio omaggio “a un toscano di grande cultura e nello stesso tempo alla tradizione toscana che quel poeta aveva esaltato cantandone il paesaggio, quel paesaggio che la regione vuole tutelare e valorizzare” viene letto dall’assessore pisano come un accostamento improbabile: “Senza nulla togliere niente al grande letterato maremmano, ritengo che il Capodanno pisano sia una ricorrenza che non ha bisogno di abbinamenti: si tratta di un evento storico, con una precisa matrice religiosa e non di una giornata di studi o di un torneo sportivo. Si può celebrare il centesimo anniversario della morte di Fucini in altri modi e, soprattutto, in altri giorni. E’ sbagliato in sé mescolare, contaminare: il Capodanno pisano è il Capodanno pisano. Punto”.

Conclude Bedini (non prima di aver sottolineato, a ragione, una mancanza di comunicazione per trovare magari un accordo a proposito di queste celebrazioni) dichiarando “a Giani, che so essere cultore della storia e delle tradizioni locali la disponibilità dell’Amministrazione comunale e mia personale a incontrarci su questi temi ogni volta, in modo che non si verifichino più sgradevoli incidenti”.

Ce lo auguriamo tutti.

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