Tra i ricordi e De Andrè

L’arte contemporanea torna ad animare la chiesa delle Spina: l’installazione di Giovanni Maranghi Mastica e sputa, visitabile fino al 2 marzo, intreccia i versi del cantautore genovese con i ricordi personali riemersi durante il periodo di isolamento, frugando tra i cassetti e nella memoria.

Avrebbe potuto intitolarsi Di cassetti, di canzoni e di memoria: l’installazione artistica di Giovanni Maranghi alla Chiesa della Spina, perché in effetti di questo parla. Personalissima eppure particolarmente empatica, Mastica e sputa prende in prestito le parole della canzone di De Andrè Ho visto Nina volare e le lega ad un ricordo personale riemerso dalla memoria nel lungo periodo di chiusura della scorsa primavera.

“Nella seconda metà degli anni ‘90, a Castiglioncello – spiega Maranghi – dove passavo l’estate con la mia famiglia, arrivava da un paese a nord di Kiev poco lontano da Cernobyl, ospite di una famiglia di amici nostri vicini, una bambina bionda con gli occhi celesti di nome Nina. Tutto questo successe per varie estati in relazione a un accordo con una associazione umanitaria. Durante i primi mesi del 2020, costretto dal Covid fra le mura domestiche, mi è successo come a tanti di noi di riaprire vecchi cassetti, album di foto e altre cose smarrite nella memoria. Tornando indietro di qualche anno, devo dire che ho sempre amato ascoltare le interpretazioni di Fabrizio De André e fra queste una un po’ melanconica, ma ricca di immagini per un attento sognatore, era ed è Ho visto Nina volare. Perciò avute in mano quelle foto, ascoltando la canzone, ho iniziato ad immaginare sull’altalena di Fabrizio, la mia Nina, la bella Nina dagli occhi celesti che aveva fatto innamorare i miei piccoli figli. Sicuramente per lei passare l’estate a Castiglioncello voleva dire cambiare radicalmente vita e scoprire un mondo nuovo e diverso dal suo, ma nonostante ciò rimaneva in lei la sua aria di malinconia, un po’ come nelle note di De André. Quindi un modo di legare un bellissimo ricordo, una bellissima canzone a dei bellissimi bambini”.

E’ modesto, Maranghi, e dice subito che, in un ambiente suggestivo come quello della Chiesa della Spina, qualsiasi cosa sarebbe esaltata: ha ragione, per quanto riguarda la capacità di questo ambiente, di cui non smettiamo di stupirci, di mettersi in contrasto valorizzante con la contemporaneità che accoglie; ma non di meno la sua arte è di valore e riesce, nella sua natura di racconto personalissimo, a entrare comunque in contatto con l’osservatore.

Forse proprio perché l’artista, mutuando il poeta genovese, mastica e sputa: assaggia tutto quello che l’ambiente gli propone, ma trattiene solo quello che lo convince.

“Fin dagli anni della scuola d’Arte – racconta – ho sempre cercato di essere un attento osservatore di tutto ciò che mi si presentava davanti. Penso che l’essere curioso sia sempre pronto più di altri a cercare di comprendere tutto ciò che gli accade intorno. Usando una metafora non mia, potrei dire: mangia il tutto, masticalo bene, trattieni ciò che è buono per te, sputa il resto. Questo mi ha ricordato il refrain, “mastica e sputa” del brano di De André che ho preso in prestito per questa mostra”

Un diario visionario, quello di Maranghi, in cui si trovano echi di modernità e storia, passato e futuro, sensualità misteriosa e insieme racconto narrativo, che parte dal disegno per arrivare dritto al cuore di chi si ferma a guardare i suoi lavori.

La mostra sarà aperta, ad ingresso libero, fino al 2 marzo, da mercoledì a venerdì, dalle 11 alle 17. Per le direttive del Protocollo Covid-19 l’accesso alla struttura è consentita ad un massimo di 20 persone alla volta. Per aperture fuori dagli orari indicati è possibile fissare un appuntamento per un’eventuale visita privata. Per info: Casa d’Arte San Lorenzo – 0571 43595 – galleria@arte-sanlorenzo.it

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