Lontani, ma vicini

Concerto di Capodanno al Teatro Verdi: grazie alla Camerata strumentale e all’Orchestra Arché, dirette dal maestro Bressan, si conferma una tradizione che celebra l’inizio dell’anno nuovo e che, ora più che mai, è un segno di augurio e speranza.

In un anno che ha cambiato le nostre abitudini, sarà bello non rinunciare ad una tradizione, anche se adeguata alle esigenze di distanziamento: il teatro Verdi conferma l’appuntamento con il concerto di Capodanno, con la Camerata strumentale Città di Prato e l’Orchestra Arché, dirette da Filippo Maria Bressan. Dalle 18 del 1 gennaio, su 50Canale e sui canali Social YouTube e Facebook del Comune di Pisa e del Teatro Verdi, la 29 edizione del concerto che ci fa venir voglia di battere le mani.

“Questo concerto di Capodanno sarà necessariamente diverso da quelli tradizionali – ha spiegato la presidente Patrizia Paoletti Tangheroni -. La musica entrerà nelle case di un pubblico ancora vincolato al rispetto delle ordinanze sanitarie, invece che destinato alla sala festante del nostro teatro. L’Orchestra dovrà eseguire senza il calore dell’uditorio che condivide la musica dal vivo e dovrà suonare distanziata sul palcoscenico. La ripresa televisiva non potrà in nessun modo ovviare a questa eccezionalità; al contrario, ne fisserà spietatamente i connotati d’emergenza, anche a futura memoria. Per questi motivi sarebbe ancora più malinconico immaginare un prodotto che fingesse la gioconda normalità d’un programma tradizionale, simile a quello di tanti altri appuntamenti musicali destinati a festeggiare il nuovo Anno. L’idea che presiede questo programma è quella di una comunità che vuole rimettersi in cammino, alla quale viene indirizzato un messaggio di speranza”.

Il programma:

Sibelius, Andante Festivo;

Mozart, Marcia K. 335 n. 1;

Mozart, Le Nozze Di Figaro, K. 492, Ouverture;

Mozart, Deutscher Tanz, K. 605 «la corsa in slitta»;

Rossini, Il Barbiere di Siviglia, Sinfonia;

Rossini, Guillaume Tell, Pas de six;

Rossini, L’Italiana in Algeri, Sinfonia;

Beethoven, Gratulations-Menuett;

Beethoven, Marcia turca, da Le Rovine d’Atene;

Beethoven, Le Creature di Prometeo op. 43, Ouverture;

Beethoven, Le Creature di Prometeo op. 43, Finale;

Beethoven, Marcia trionfale WoO 2°;

J. Strauss Sr. Radetzky March op. 228.

La composizione scelta per aprire il concerto è un Andante festivo di Jean Sibelius, composto per la Società delle Nazioni nello stile di un inno strumentale per la Pace, qualcosa di simile a un abbraccio spirituale, carico di luce, intensamente umano. Potrà sembrare una scelta azzardata, ma quelle note di calma serenità trasmetteranno subito il calore di una carezza di conforto, per guardare in alto.

Dopo questo messaggio di raccoglimento, il programma si apre con una Marcia brillante di Mozart, composta come avvio di una gioiosa Serenata. La Marcia offre anche momenti spiritosi, come gli effetti dell’arco che percuotono con il legno le corde, in guisa di tamburi. La vitalità travolgente dell’Ouverture da “Le Nozze di Figaro” è quindi accostata a una Danza tedesca di sapore popolaresco, caratterizzata dall’impiego di sonagli a imitazione di quelli d’una slitta che scivola sulla neve, un tocco di tenerezza alpina.

Si schiude quindi una sezione dedicata al brio rossiniano, con la vivacità di due tra le sue più celebri ouvertures di opera buffa, quelle del Barbiere di Siviglia e de L’italiana in Algeri, fra le quali è collocata una parentesi di danza, l’elegante e spiritoso Passo a sei tratto dal Guglielmo Tell.

L’ultima parte del concerto allinea musiche del compositore che più d’ogni altro ha saputo trasmettere sentimenti di speranza e energia di vita, Ludwig van Beethoven, di cui il 2020 ha celebrato il 250° anniversario della nascita, a pochi giorni di distanza dalla realizzazione di questo concerto, il 17 dicembre.

È una selezione di pagine luminose e brillanti, come il piccolo Minuetto di congratulazione, composto nel 1822 (mentre Beethoven lavorava già alla Nona Sinfonia) per il compleanno di un amico. È una pagina affettuosamente ironica, che rispolvera scherzosamente la grazia pomposa del minuetto settecentesco, a quell’epoca ormai oggetto d’antiquariato. Colorata dalle percussioni esotiche dei giannizzeri è invece la breve e popolarissima Marcia turca, tratta dalle musiche di scena per Le rovine d’Atene; un geniale pezzo di carattere umoristico, modellato sull’esempio delle musiche «turche» di Mozart.

Il Balletto Le creature di Prometeo è la rappresentazione allegorica d’una figura tratta dalla mitologia classica, intesa come benefattore dell’Umanità che promuove la civiltà e il progresso sociale. In programma figura l’Ouverture fremente di vita e d’energia accostata al Finale, una gioiosa contraddanza che culmina in apoteosi. La contraddanza, per Beethoven simbolo di concordia, sarà utilizzata due anni più tardi da Beethoven come tema principale per il radioso Finale della Sinfonia Eroica, in forma di variazioni. Per questo motivo questa musica è immediatamente riconoscibile e familiare a chiunque ami i capolavori di Beethoven.

In perfetta simmetria con l’apertura, l’ultimo pezzo del programma è una Marcia trionfale grandiosa, festosamente positiva nel suo messaggio augurale di poterci mettere presto di nuovo in cammino, tutti insieme.

Sui titoli di coda, dopo gli indirizzi d’augurio di Orchestra e Direttore, viene eseguita la Radetzky-Marsch di Johann Strauss padre, in ossequio alla tradizione.

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