Moschea: sì, no, vedremo

Dopo che il Tar ha accolto il ricorso della comunità islamica a proposito della variante urbanistica che avrebbe escluso la costruzione di moschea e centro culturale, il sindaco interviene: dal suo punto di vista non procedere impugnando la sentenza confermerebbe le motivazioni tecniche della contrarietà alla costruzione. E non equivale in ogni caso ad un via libera alla moschea.

La questione moschea ha appassionato la pisanità, divisa di fatto sulla questione in maniera abbastanza sovrapponibile all’appartenenza politica. Per quanto il sindaco, rispondendo durante un question time del Consiglio Comunale a chi identificava nel mancato contenzioso un’ammissione di fallimento di un punto cardine del programma elettorale, si sia affannato a ribadire che la questione non si basa su motivi politici, non affonda le sue radici nel pregiudizio, qualcosa non torna. I toni con i quali si diceva no alla costruzione della moschea in campagna elettorale non sembravano insomma legati a quelle motivazioni squisitamente tecniche che si adducono ora come le uniche responsabili della contrarietà.

Ora il primo cittadino si stupisce della “gazzarra delle opposizioni” che gli fanno notare il fallimento e aspetta che il nuovo progetto presentato dalla comunità islamica, superato il vaglio della Soprintendenza, possa essere giudicato dagli uffici comunali.

Questa la dichiarazione del sindaco

“Non comprendo la gazzarra delle opposizioni – commenta il sindaco di Pisa Michele Conti – che hanno sempre affrontato la questione in maniera pregiudiziale spiegandola strumentalmente alla cittadinanza. Semmai, l’assenza di contenzioso, maturata durante un percorso che ha preso atto della sentenza del Tar e della rinuncia del Ministero, conferma che la nostra contrarietà si basa su motivazioni tecniche e urbanistiche, come ho sempre detto dal mio insediamento, contrariamente a quello che pensano e provano a raccontare le opposizioni. Un’area, secondo la nostra Amministrazione, assolutamente inadatta a ospitare non solo una moschea, ma qualsiasi altro edificio di culto che avrebbe richiamato moltitudini di fedeli in occasione non solo di ogni funzione religiosa, ma anche, nel caso in esame, di un annesso importante centro culturale”.

“Il TAR, ritenendo non adeguatamente giustificate le motivazioni apposte sia per la variante urbanistica, sia per l’iniziale diniego del permesso a costruire della direzione Edilizia Privata del Comune di Pisa sul progetto originario, ha accolto il ricorso presentato dalla Comunità Islamica, considerando quindi valida la destinazione urbanistica originaria. Non andare dinnanzi al Consiglio di Stato non significa, automaticamente, dare il via libera alla moschea”.

“La Soprintendenza, infatti, ha imposto il rispetto di determinati vincoli riguardanti l’orientamento dell’edificio, le distanze dai confini e le altezze previste, per rispettare i quali la Comunità Islamica ha da poco presentato un nuovo progetto riducendo notevolmente le dimensioni della moschea rispetto alla soluzione originaria. Allo stato attuale tale nuovo progetto è all’esame della Soprintendenza. Solo dopo il progetto tornerà agli uffici comunali per le procedure di competenza”.

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