50mila no: sciopero fiscale per le imprese toscane

Confcommercio Toscana annuncia che da lunedì 23 novembre cinquantamila imprese toscane non pagheranno più tasse e imposte per protestare contro una situazione insostenibile, spiegando che preferiscono pagare dipendenti e fornitori. Mentre continua la protesta degli ambulanti dimenticati.

Nulla a che fare con l’evasione o l’elusione fiscale, spiegano da Confcommercio, ma una ribellione pacifica e silenziosa.

“Le nostre aziende hanno chiesto sempre e soltanto di poter lavorare – spiega la presidente di Confcommercio Toscana Anna Lapini, che ha scritto al presidente della confederazione nazionale del terziario Carlo Sangalli per comunicare che 50mila imprese toscane non pagheranno più tasse e imposte. – Oggi, mentre ci è di fatto impedito, per legge, di lavorare e quindi di fatturare e di incassare, a non essere bloccati sono i costi delle nostre aziende, che invece continuano a correre. Le nostre aziende non hanno più risorse e preferiamo continuare a pagare prioritariamente dipendenti e fornitori rispetto ad uno Stato che non comprende, anzi calpesta, le nostre ragioni di esistere”. Non paghiamo perché non possiamo, insomma.

“Capisco la grande disperazione di tanti operatori commerciali della nostra città e non solo – ha commentato il Sindaco di Pisa Michele Conti -, perché se il lockdown della scorsa primavera ha fiaccato moltissime imprese, soprattutto commercio e turismo, con il passaggio della Toscana in zona rossa, gli operatori delle categorie che non possono lavorare sono precipitati in una condizione di grande difficoltà. Sono loro vicino e auspico da parte del Governo ristori adeguati e tempestivi per evitare una débâcle che colpirebbe non solo quei settori, ma l’intera collettività: è evidente che in queste condizioni le imprese saranno in difficoltà a pagare tributi locali e nazionali”.

“Lo sciopero fiscale – conclude il sindaco di Pisa – è un segnale evidente dell’esasperazione di migliaia di commercianti: sono solidale con i soci della Confcommercio Toscana, auspicando che la loro forte presa di posizione, sia da stimolo per trovare nuove soluzioni a questa situazione”.

Nel frattempo da Confcommercio si alza anche la voce degli ambulanti che, alla situazione di disagio generale, sommano l’incredulità per la disparità: fra loro non possono lavorare nemmeno quelle categorie merceologiche che possono farlo: “È mai possibile – si dice – che i commercianti su aree pubbliche non siano autorizzati a vendere, per esempio, fiori o calzature per bambini, mentre invece la stessa vendita sia concessa alle analoghe attività a posto fisso?”.

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