Sentenza Tar, la posizione del Comune di Pisa e i prossimi passi

Una sentenza del Tar della Toscana ha accolto il ricorso dell’Associazione Culturale Islamica di Pisa: ora la variante approvata dal Consiglio Comunale che legava la riqualificazione dello stadio pisano all’inappropriatezza della realizzazione di una moschea in via del Brennero è stata respinta, ma solo nella parte che riguarda la moschea: il progetto per lo stadio va avanti.

Il Sindaco di Pisa Michele Conti, insieme agli assessori Massimo Dringoli e Raffaelle Latrofa ha esposto la posizione del Comune di Pisa sulla Variante Stadio a seguito della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana che si è espresso sul ricorso presentato all’Associazione Culturale Islamica di Pisa:

“Ho ritenuto opportuno convocare una conferenza stampa insieme agli assessori competenti – ha dichiarato il Sindaco di Pisa Michele Conti – per spiegare nel dettaglio i prossimi passi che dovrà fare l’amministrazione comunale in virtù della sentenza del Tar. Mi preme subito chiarire, visto che sul tema c’è un po’ di confusione, che la Variante adottata va avanti e diverrà efficace in tutte le sue parti tranne quella annullata dal Tar che riguarda la Moschea. Non lo dice il Sindaco Michele Conti ma i tecnici che hanno studiato le carte e i legali che, dopo una meditata e ponderata lettura della sentenza, si sono espressi in tal senso: l’annullamento è senz’altro in parte qua. Quindi, come già avevo detto lunedì, il percorso per la riqualificazione dell’Arena Garibaldi Stadio Romeo Anconetani va avanti senza intoppi. E’ opinione degli avvocati, non solo del legale di parte del Comune di Pisa ma, come leggo sui quotidiani di oggi anche dall’avvocato del Pisa Sporting Club, che è costantemente affermato dalla giurisprudenza amministrativa che, nel caso di annullamento dei piani urbanistici, la caducazione integrale del piano avviene soltanto ove si facciano valere vizi di carattere procedimentale estesi a tutta l’attività amministrativa coinvolta nel procedimento di formazione nel piano. Ma non è questo il caso. Quando si sia in presenza di censure e vizi di carattere ‘sostanziale’ relativi alla disciplina di una singola area, l’annullamento giurisdizionale conseguente è senz’altro in parte qua.

La sentenza del Tar, che ovviamente rispettiamo e avverso alla quale ci riserviamo di valutare il ricorso al Consiglio di Stato, ha ritenuto che l’aspettativa dei ricorrenti, cioè della comunità islamica, sia qualificata dalla mancata presentazione delle ragioni di interesse pubblico prevalenti, da parte dell’amministrazione comunale, che evidenzino perché la moschea non debba essere edificata in via del Brennero. Quello che ha pesato a giudizio del Tar è stato il mancato onere da parte del Comune nel fornire una specifica motivazione al cambio di destinazione di zona in quella determinata area, dato che l’atto dell’amministrazione ha posto un “rilevante ostacolo” alla soddisfazione del diritto della comunità islamica.

Cosa succede adesso? Per effetto della sentenza torna in vigore la normativa preesistente, ma il permesso a costruire è possibile da rilasciare ad oggi? Alla luce degli approfondimento svolti da tecnici e legali, non è possibile rilasciarlo, perché il progetto presentato dalla comunità islamica contrasta con il Regolamento Urbanistico; un contrasto che deriva dal primo parere reso dalla Soprintendenza, che si era espressa in maniera favorevole, ma con prescrizioni. Per effetto dell’annullamento dell’atto di autotutela, adesso il parere originario della Soprintendenza ritorna in vigore. Resta la questione del vincolo archeologico, dunque la Soprintendenza, dovrà rifare l’istruttoria e giungere ad una conclusione sul vincolo, emettendo un parere definitivo.

Questo è lo scenario che per effetto della sentenza si apre oggi. Le soluzioni ipotizzabili adesso adesso sono due. La prima è quella di eseguire totalmente la sentenza, abdicando ad un potere regolatorio del Comune e far procedere alla realizzazione della moschea in via del Brennero, fatto salvo l’esito dell’istruttoria tecnica. L’altra soluzione è quella di spiegare che l’area in questione non è idonea alla costruzione di un edificio di culto (come provato anche dal fatto che l’adeguamento del progetto alle prescrizioni della Soprintendenza lo rende incompatibile con il Regolamento Urbanistico) e che pertanto il Comune consentirà la realizzazione della moschea in un’altra area, da individuarsi di comune accordo con la comunità. Accordo che potrebbe essere meglio definito alla luce degli elaborati della stessa variante annullata in parte qua, che già, nelle controdeduzioni degli uffici sulle osservazioni, individuavano aree utilizzabili allo scopo, senza necessità di una variante. Su questo punto sono disponibile a un confronto con i rappresentanti della comunità islamica, per arrivare a una soluzione condivisa.”

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“L’obiettivo che ci siamo posti fin dall’inizio con l’adozione della variante Stadio – ha spiegato l’assessore all’urbanistica Massimo Dringoli – è stato quello di sfruttarla come occasione per riqualificare un intero quartiere, migliorandone l’accessibilità, il sistema di sosta, privilegiando la mobilità sostenibile con l’aumento di piste ciclopedonali e aree verdi, con ricadute positive per tutta la città. È stato dato incarico alla società Tages per fare uno studio sulla mobilità, studio mai fatto prima, che per la nostra amministrazione era essenziale per apportare un miglioramento della qualità della vita del quartiere, che in occasione degli eventi sportivi subisce la pressione del traffico e della sosta indisciplianata. Dagli studi fatti, che sono serviti poi per l’elaborazione della variante, sono emerse criticità lungo le vie di accesso alla città che rendevano inammissibile aumentarne il carico, in particolare sulla via del Brennero e soprattuto nei giorni di mercato. L’eliminazione dei nuovi carichi urbanistici si è posta quindi come condizione essenziale perchè l’intero piano, che prevede un sistema di parcheggi diffuso, non destinati esclusivamente allo stadio ma a servizio del quartiere e di tutta la città, e per i residenti un sistema simile ad una Ztl da attivare in ocasione degli eventi sportivi, eliminando le limitazioni attuali per i residenti.

La collocazione della moschea – ha concluso Dringoli – all’ingresso della città, in una zona già fortemente congestionata, ci è sembrata subito non idonea. Quando è stato fatto uno studio delle aree che potevano servire per la sosta intorno allo stadio, si è tracciato una circonferenza di un chilometro e si è visto che ci rientrava anche l’area della moschea. A quel punto, portare avanti due varianti ci sembrava un lavoro inutile, superfluo, uno spreco di tempo e le abbiamo riunite in un procedimento e in un piano complessivo che rispondesse ad una unica visione urbanistica”.

“Quando abbiamo iniziato questo percorso – ha aggiunto l’assessore ai lavori pubblici Raffaele Latrofa – abbiamo avuto un approccio che non puntasse mai a dividere i cittadini, non ci siamo mai appellati ai tifosi, ma abbiamo sempre parlato di riqualificazioni a vantaggio del quartiere e di tutta la città. La nostra Giunta comunale si è e sempre mostrata compatta su questo punto. L’apporto mio e dell’assessore Dringoli al lavoro del Sindaco è sempre stato dettato dalla nostra professionalità e dedizione nel portare a termine un risultato che riteniamo importante per l’intera città. Chi è contro la variante Stadio è contro la città e chi, dopo la sentenza del Tar, ha iniziato a gioire del fatto che saltasse tutto, non va contro l’Amministrazione Conti, ma contro tutta la città. È normale che in un procedimento così lungo e complesso ci siano dei ricorsi e che seguano diversi gradi di giudizio. Escludendo l’area della moschea tutto il resto della variante, che non riguarda solo lo Stadio ma parcheggi, aree verdi e altro oggetto di tutte le osservazioni, prosegue, rimane intatto e andrà avanti senza rallentamenti”. 

“A questo punto del procedimento – ha chiarito la dirigente dell’urbanistica del Comune di Pisa Daisy Ricci – la comunità islamica non è tenuta a ripresentare da capo il permesso a costruire, ma si riparte della documentazione in atto, togliendo il provvedimento di diniego che è stato annullato. Anche la Soprintendenza ha avuto l’annullamento del proprio provvedimento, che dovrà riformulare. L’iter prevede che successivamente sia acquisito l’aspetto del vincolo archeologico che sussiste nell’area, insieme al vincolo paesaggistico, e poi la scheda norma del regolamento urbanistico vigente prevede un permesso a costruire convenzionato, quindi si tratta di individuare opere oggetto della convenzione comunale, approvare lo schema di convenzione, firmarla e infine si rilascia il permesso a costruire. Per quanto riguarda la variante Stadio, come è già stato detto, la variante resta quella, stralciando l’area in questione, in ottemperanza alla sentenza del Tar. Vorrei chiarire che le varianti urbanistiche diventano efficaci formalmente solo dopo la pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Toscana. Quindi, indipendentemente dalla sentenza, la variante approvata la scorsa settimana, ancora non è efficace perché dobbiamo ancora effettuare la pubblicazione sul Bollettino. Adesso dovremo indicare che nel frattempo è intervenuta la sentenza del Tar, dando atto che nell’area oggetto della sentenza non sono valide le previsioni della variante”.

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