Il lavoro che cambia. Episodio 11: il b&b

Gabriele ha aperto il Relais Lorebian da circa un anno e finora era sempre stato un viavai di turisti che, se al momento non ci sono, hanno lasciato il posto alla possibilità di sperimentare soluzioni alternative.

Cos’è successo al lavoro in questo periodo? E’ cambiato? Come? Ce lo raccontano i lavoratori pisani tra smartworking e ferie forzate, orari rivoluzionati e nuovi modi di interagire.

“Alla fine – racconta – ho deciso di non chiudere. La perdita di turisti, scandita da decine di cancellazioni giornaliere, pur preoccupandomi come indicatore di una situazione generale che si stava aggravando, non mi ha preoccupato più di tanto dal punto di vista lavorativo perché il b&b non è la mia unica fonte di reddito, ma mi rendo conto che per tanti colleghi sia stata catastrofica”.

“Ho deciso di approfittare di questo momento per sperimentare nuove soluzioni: tolti i turisti, non rimanevano che pochi lavoratori e qualche studente, ma concentrandomi su affitti più lunghi, ho tentato di riuscire a rientrare almeno delle spese”.

“Il Relais Lorebian è una struttura relativamente giovane nel panorama extra-alberghiero pisano, ma, inaugurata il 25 aprile scorso, proprio all’inizio dell’alta stagione, ha avuto da subito un notevole successo grazie ai tanti portali turistici che operano in campo locale e internazionale. Pisa è spesso, purtroppo, una città da gita mordi e fuggi, i turisti restano per una sola notte nella stragrande maggioranza dei casi e fino all’inizio dell’epidemia avevamo ancora arrivi e partenze tutti i giorni. Adesso la struttura assomiglia più a La Comune di Vintenberg, che ad un affittacamere professionale; una comune dove, purtroppo, niente può esser fatto in comune, se non in assoluta sicurezza”.

“Il Coronavirus sta cambiando la percezione del pericolo, aumentando l’intolleranza al rischio. Sicuramente, occorre attrezzarsi su tutti i fronti per poter trattare in sicurezza gli ospiti in ogni momento del soggiorno. Gli accorgimenti sono tanti: fondamentale l’uso di prodotti disinfettanti, ma altrettanto importante il trattamento di lenzuola e tessuti, che devono essere messi in specifici sacchi per la lavanderia, in modo da essere maneggiati in sicurezza. Fino alla gestitone dei rifiuti solidi potenzialmente a contatto con il virus e l’uso di equipaggiamenti protettivi personali in uso a tutto lo staff”.

“Si tratta, in ogni caso, di un lavoro da svolgere insieme, di concerto, perché senza la collaborazione dei nostri ospiti tutti i nostri sforzi risulterebbero vani. I tanti divieti che abbiamo affisso nella struttura servono proprio a rimarcare questo: usare le mascherine per accedere alle aree comuni, mantenere la distanza di sicurezza, non sostare sui divani della hall, non appoggiare o lasciare effetti personali negli spazi comuni, lavarsi spesso le mani con il gel a base alcolica presente dentro ogni camera”.

“Quest’esperienza ha fatto emergere quanto sia la vocazione turistica della città a trainare realtà come il Relais Lorebian. Al momento sono felice di poter contare su questa forma alternativa di affitto e guardo avanti con speranza. Nel film di Vintenberg c’è una grande idea di fondo che emerge: le cose possono cambiare ed essere migliori di prima. Questa è la speranza che ci permette tutti i giorni di andare avanti”.

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