Il lavoro che cambia. Episodio 7: il teatro

Beatrice si occupa della comunicazione per la Fondazione Teatro di Pisa: fra produzione di contenuti fruibili on line, gestione dei rapporti col pubblico, una rinnovata collaborazione tra colleghi e tante sfide per il futuro.

Cos’è successo al lavoro in questo periodo? E’ cambiato? Come? Ce lo raccontano i lavoratori pisani tra smartworking e ferie forzate, orari rivoluzionati e nuovi modi di interagire.

“Sinceramente – racconta – sono fra coloro che, quando è stata comunicata l’impossibilità di lavorare in ufficio, hanno sottovalutato quello che stava accadendo, sia ipotizzando un rientro in tempi brevi, sia non considerando appieno le ripercussioni che il Coronavius avrebbe avuto in generale e specialmente per il nostro settore, quello dello spettacolo dal vivo”.

“Dopo un primo momento in cui non era molto chiaro come questa chiusura forzata avrebbe potuto essere gestita dal punto di vista, anche, amministrativo, adesso sono a casa e ogni settimana viene suddivisa tra ferie, fis (fondo d’integrazione salariale) e smart working. Non essendo attrezzati per questa modalità di lavoro, non è stato facile all’inizio riuscire a concludere positivamente e in tempi brevi tutti i vari impegni, ma per fortuna, grazie alle varie piattaforme digitali per call e riunioni, siamo presto riusciti a riprendere in mano la situazione e adesso stiamo ricominciando anche un corso professionale aziendale possibile proprio grazie a questi strumenti digitali”.

“Un aspetto positivo è sicuramente un rinnovato e frequentissimo contatto con i colleghi, anche con quelli con cui in genere avevo meno a che fare, perché tutti ci diamo una mano per cercare di essere propositivi il più possibile: è una bella scoperta, un risvolto positivo della lontananza forzata dall’ufficio”.

“Anche se l’attività di spettacolo è sospesa, il teatro sta promuovendo diverse iniziative online per continuare ad essere virtualmente vicino ai suo spettatori, quindi moltissimo lavoro si è spostato in quest’ottica. Personalmente, in questo periodo mi sto occupando principalmente dei rapporti con il nostro pubblico organizzato (associazioni, gruppi, circoli, scuole di danza, insegnanti) seguendo, insieme ad altri colleghi, la complessa gestione dei rimborsi per gli utenti che hanno “perso” vari spettacoli, o che invece ci rinunciano per sostenere il teatro. E anche in questo caso la rivelazione della piacevolezza nei contatti telefonici senza l’assillo del tempo frenetico che normalmente mi crucciava, e il rafforzamento di un rapporto non solo amicale, ma anche di sostegno reciproco, arricchiscono le mie giornate in questo tempo sospeso”.

“Certo, mi manca moltissimo il luogo di lavoro, il meraviglioso teatro, con i suoi spazi magici che risuonano sempre di voci, risate, musica e luci. Non vedo l’ora di poter tornare in ufficio per contribuire insieme a tutti gli altri, ognuno con le proprie competenze, ad immaginare un futuro con spettacoli da ripensare in maniera diversa da come li abbiamo vissuti fino ad ora. Ma la creatività non fa difetto al nostro comparto e questa è una sfida che, sono sicura, riusciremo a vincere”.

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