Il lavoro che cambia. Episodio 5: l’ufficio stampa

Susanna si occupa dell’ufficio stampa di Palazzo Blu, ma è in realtà una giornalista che, come libero professionista, è impegnata in tanti progetti diversi che, già prima dell’emergenza, seguiva da remoto.

Cos’è successo al lavoro in questo periodo? E’ cambiato? Come? Ce lo raccontano i lavoratori pisani tra smartworking e ferie forzate, orari rivoluzionati e nuovi modi di interagire.

“Come uno tsunami inatteso e imprevedibile – racconta – il Coronavirus ha stravolto le nostre vite dallo scorso febbraio in poi. Naturalmente anche la mia. Devo dire che per quanto riguarda il lavoro, il lockdown non ha inciso molto. Sono una giornalista, libero professionista, per cui già lavoravo da remoto anche prima della chiusura totale. Certo manca il contatto umano, la relazione professionale che prima mi permetteva di incontrare di persona gli interlocutori del mio lavoro, che fosse per un’intervista o per una riunione di programmazione: ora tutto è spostato sulle piattaforme come skype, o al telefono. Va bene anche così, il lavoro funziona, certo spero presto si possano fare dei piccoli passi in avanti e tornare a confrontarsi anche di persona. Al momento giusto, lo so: non bisogna avere fretta!”

“Per lavoro mi occupo dell’ufficio stampa di Palazzo Blu, che nonostante la chiusura al pubblico dall’8 marzo, ha continuato a produrre intrattenimento e cultura con contenuti completamene inediti nel sito e sui social. Io sono una frequentatrice di mostre e naturalmente mi manca molto andarle a visitare, ne avevo in mente un paio che non volevo perdere e invece è andata diversamente. Adesso il settore dovrà essere  ripensato e questa è una bella sfida, anche professionale!”

“I cambiamenti più strong sono quelli che ho incontrato nella vita quotidiana. Dal doversi abituare a fare la coda per entrare a far la spesa, anche se devo dire che col passare delle settimane scegliendo l’orario giusto e anche per merito dell’organizzazione del supermercato che solitamente frequento, la coda si è ridotta notevolmente. Altra abitudine a cui mi sono dovuta adeguare è l’andare in farmacia a prendere le mascherine, anche qui a volte fare la fila e soprattutto azzeccare il momento giusto della giornata per trovarle. Ecco, su questo non ho ancora una formula magica e devo migliorare perché penso che dovremo continuare a usarle ancora molto a lungo”.

“Per il resto penso di essere abbastanza fortunata. Già a inizio anno avevo programmato alcuni momenti di formazione che volevo assolutamente fare. Un corso d’inglese e degli approfondimenti specifici per il settore comunicazione. Inizialmente stoppati, con un po’ di pazienza e con la volontà degli enti che li organizzavano, i miei corsi sono partiti. Ovviamente niente aula, tutto on line. Ma devo dire che se l’insegnante è in gamba si riesce anche a diventare comunque una classe”. 

“Che altro? Sto usando il tempo in più che ho a disposizione per leggere la mastodontica biografia di Michelle Obama e faccio progetti che chissà se e quando. Viaggi, amici, aria aperta. Non mi pare poco”.

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