Il lavoro che cambia. Episodio 2: il farmacista

Enrico è il titolare di una farmacia vicina all’ospedale di Cisanello: se il farmacista, al di là dell’emergenza, è sempre un punto di riferimento per i cittadini, certamente questo è stato un periodo particolare.

Cos’è successo al lavoro in questo periodo? E’ cambiato? Come? Ce lo raccontano i lavoratori pisani tra smartworking e ferie forzate, orari rivoluzionati e nuovi modi di interagire.

“La farmacia – racconta – è stato un avamposto dell’emergenza, un osservatorio dal quale avere il polso della situazione. In un primo momento c’è stata un po’ di confusione: la paura di costituire un luogo di aggregazione, in generale ed in particolare di persone con qualche sintomo, l’esposizione al rischio, sia di chi sta da una parte del banco che di chi sta dall’altra, hanno fatto nascere un po’ di apprensione. Apprensione che si è sommata all’ansia di chi voleva fare scorta di mascherine e di guanti quando già non se ne trovavano più, al disagio creato dagli atteggiamenti opposti di chi si faceva prendere dal panico e di chi invece sottovalutava la situazione. Abbiamo passato un periodo di incertezza, come tutti, ma con l’aggravante di dover ripetere infinite volte le stesse cose e con la sensazione frustrante di non poter soddisfare le richieste di tutti”.

“Per fortuna, la possibilità di lavorare a battenti chiusi, creando una barriera di sicurezza che assicurasse la distanza necessaria tra farmacisti e clienti, ha allentato questo tipo di tensione e, dopo il primo sgomento generale, ho notato con piacere che in tantissimi si sono adeguati alle norme rispettando le regole di utilizzo dei dispositivi e quelle di distanziamento sociale. La fila ordinata fuori dalla farmacia è, pur nel dispiacere per la situazione generale, una piacevole sorpresa di civiltà. In tanti, anche al di là delle aspettative, hanno apprezzato questa modalità di servizio: ne sono piacevolmente stupito, perché non era affatto scontato. E’ vero che essere distanziati è una forma di servizio più rispettosa delle norme e della salvaguardia della salute di tutti, ma trovarsi fisicamente distanti dalla persona alla quale si sta chiedendo un farmaco o magari un consiglio a proposito di un malessere o di una patologia può mettere a disagio. Se quel disagio c’è stato è durato poco, per lasciare il posto ad un senso di rispetto che ha prevalso su ogni timore”.

“Al farmacista si chiedono farmaci, ma anche consigli e un’umanità fatta di parole di conforto o di un piccolo momento di distrazione, soprattutto se si è costretti a restare a casa”.

“In definitiva – conclude – credo che quest’esperienza abbia evidenziato che in tanti sono capaci di anteporre il bene comune alle proprie piccole esigenze personali, perché è proprio quel senso di umanità, nel suo significato più bello, a prevalere”.

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One comment

  • La poesia di quanto detto contrasta nei fatti con una operatività del servizio complessivamente non rispondente alle necessità del malato che va in farmacia,anzi che resta fuori dalla farmacia. In tuttii i sensi.
    Il colloquio è quasi impossibile ed anche il consiglio…poca privacy con la fila se pur di poche persone…non accettazione della carta di credito,niente ricette veterinarie elettroniche,difficoltà a gestire le nuove prescrizioni dematerializzate che molti anziani non sanno gestire….cosi qualche cliente si lamenta…Caro Enrico credo che non sia questo il momento di dire che il virus ci restituisce il ruolo che avremmo dovuto mantenere e che abbiamo perso con le Usl che considerano la spesa per i farmaci troppo alta,,,impongono ai medici di base percorsi di terapia al risparmio…distribuzione diretta in ospedale alle dimissioni coi pazienti carichi di farmaci che poi i medici di famiglia ,non condividendo certe prescrizioni,cambiano in scienza e coscienza ..con conseguente spreco di farmaci che finiscono nei cassonetti.Dietro le sbarre per proteggersi…davanti alle sbarre in attesa.Segni di civiltà sarebbe anche chiedere rispetto e darlo con la distanza sociale…ormai da tutti conosciuta.Dietro le sbarre …la notte..per proteggersi da rapine e ladri…di giorno …non condivido…avrei capito all inizio della pandemia con tanta ignoranza in giro…oggi,seconda fase, tutti sappiamo i comportamenti giusti…. di tutte le parti

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