Il lavoro che cambia. Episodio 1: L’avvocato

Giampaolo è un brillante avvocato pisano, innamorato della sua professione e della vita.

Cos’è successo al lavoro in questo periodo? E’ cambiato? Come? Ce lo raccontano i lavoratori pisani tra smartworking e ferie forzate, orari rivoluzionati e nuovi modi di interagire.

“Sono fortunato perché l’emergenza non mi ha impedito di lavorare: dopo un primo momento di incertezza – racconta – è stato chiaro che, anche se le udienze erano sospese, potevo comunque raggiungere il mio studio e questo è stato di grande aiuto. Per poter continuare a lavorare, naturalmente, senza lasciare a metà le pratiche delle quali mi stavo occupando, ma anche per mantenere il più possibile una vita normale: certo, per strada si vedevano pochissime persone e la mia stessa routine di spostamenti tra studio, tribunale, uffici e incontri con i clienti era praticamente azzerata, ma poter lavorare è stato importantissimo”.

“In questo periodo – continua – ho apprezzato ancora più del solito la possibilità di scambiare quattro chiacchiere o bere un caffè, sempre a distanza e con tutte le dovute precauzioni, con gli altri professionisti che lavorano nell’immobile del quale condividiamo gli spazi comuni, felice di poter comunque continuare a confrontarmi con gli altri a proposito di quello che sta succedendo, ma anche di poter trovare momenti di leggerezza”.

“Dal punto di vista professionale, se indubbiamente è stato più difficile intercettare nuovi clienti, ho avuto modo di rendere ancora più accurata la ricerca di qualità nel rapporto con i miei assistiti. Quella dell’avvocato è una professione nella quale per definizione è importante creare un rapporto di fiducia con i clienti, e in questo periodo che, insieme a tanti disagi, ha prodotto una sorta di calma, minori distrazioni per chi comunque lavora, è stato in un certo senso più facile dedicarsi ad approfondire questi rapporti. Ho notato che alcuni mi hanno chiamato più spesso, forse alla ricerca, anche, di un appiglio che li facesse sentire meno isolati nella fattispecie nella quale li supporto, certo, ma anche in generale”.

“In questo senso anche videochiamate o confcall sono state di grande aiuto: le utilizzavo già per interagire con clienti lontani o più difficilmente raggiungibili, ma in questo periodo si sono rivelate risolutive in moltissime occasioni. Ora che ci avviamo verso un ritorno alla normalità, farò tesoro di queste pratiche e della riflessione sull’importanza delle relazioni umane con i clienti, con i colleghi, con gli altri professionisti. Mi sembra bello – conclude – al di là della paura e dei disagi che colpiscono tutti, poter ricevere da questo periodo anche qualcosa di buono”.

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