La scorta

Nel momento della paura abbiamo fatto scorta. Abbiamo accatastato libri di poesia, riempito di fiori i vasi sulle nostre tavole, acquistato quadri di artisti contemporanei o riempito l’armadio di vestiti nuovi? No, abbiamo fatto scorta di cibo. Per quanto la poesia sia il meno popolare tra i generi letterari, i fiori per definizione durino pochi giorni, gli artisti contemporanei siano spesso investimenti per pochi e la stagione per la quale avremmo bisogno di vestiti quando potremmo uscire un’incognita, probabilmente la ragione per cui nella difficoltà ci siamo buttati sul cibo è un’altra. Visto che l’incetta di generi alimentari non è imputabile al timore di non poterne reperire a sufficienza, il fatto dev’essere più profondo, deve avere a che fare con le cose che riteniamo contino davvero. Ma se ce lo dice anche l’inconscio, che quello che conta è davvero l’essenziale e poco altro, perché fatichiamo così tanto a ricordarlo fuori delle emergenze e perché non tentiamo di fare scorta di tutte quelle cose che invece ci affanniamo, consciamente, a mostrare quanto siano importanti come i libri, l’arte, le cose belle?

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