Proviamoci, almeno

Provare a svagarsi non è una mancanza di rispetto nei confronti di chi sta male. Qui non si parla di fare feste, che non si può, scorribande, che non si può, o andare a disturbare chi sta lavorando, chi è stanco, chi è in difficoltà, chi sta male, che non si può, non si può ora e non si può mai.

Ci dicono tutti i giorni di cercare di avere comportamenti normali, se di normalità si può parlare, di avere una qualche routine: di mangiare regolarmente, di tentare di fare un po’ di attività fisica casalinga. Non ce lo dicono solo perché hanno a cuore la nostra linea e non vogliono che ci scopriamo tutti fuori forma alla prova costume. L’idea è che non ci abbrutiamo davanti agli schermi, in tuta, se va bene, se va male in pigiama. E allora insieme a tutti i libri che abbiamo promesso di leggere, a tutti i film, a tutti le lingue che ci siamo detti inizieremo a studiare; al di là di tutte le pulizie di primavera che possiamo fare, di tutte le camicie che possiamo stirare e dopo aver messo a posto lo sgabuzzino scoprendo reperti preistorici, ricordiamoci che è sabato sera. Mettiamo dei piatti a fiori, che è primavera, indossiamo un vestito carino, sì, come se uscissimo e, perché no, prepariamoci un aperitivo. Perché anche viziarci un po’ è una cosa alla quale siamo più o meno abituati, e se non lo siamo dovremmo. Proviamoci. Chi può, chi sta bene, provi a farlo. Lo fa per non dare di matto, lo fa anche per chi non può.

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