La meraviglia della normalità

Niente mare, niente parchi pubblici, né verde, né blu. Dopo che abbiamo pulito la casa come non avremmo fatto nemmeno se fosse già Pasqua, cucinato che nemmeno a Natale e riletto voracemente tutti i libri che abbiamo in casa come nemmeno la sera prima della maturità, ci rendiamo conto che non è ancora finita, anzi. Dopo aver chiamato al telefono anche i parenti che non sentivamo dalla prima comunione, avere scambiato vignette e filmati ironici o neomelodici su tutte le chat della nostra rubrica, e dopo averne create ad hoc, dopo aver sperimentato tutte le possibilità di videochiamata e videochat di gruppo, sentiamo che potremmo annoiarci, non sapere più che fare. Dopo che l’abbiamo presa un po’ sottogamba, almeno un po’, almeno per sperare che non fosse proprio così grave, ora non possiamo più fare a meno di capire che invece, grave, lo è davvero.

E allora in un momento, in preda alla paura, al panico per non sapere cosa fare, ci viene l’istinto di uscire, di pensare che una bella passeggiata nel verde o in riva al mare ci farà stare meglio. Ah no, già, non si può.

Ricordiamocelo quando potremo di nuovo uscire: ricordiamoci che abbiamo il mare, che abbiamo i parchi, quanto poco basta per essere privilegiati, per godere della meraviglia della normalità.

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