Il coronavirus e noi

Cosa resterà di questo periodo una volta che l’emergenze sarà passata, quando l’isolamento sarà un ricordo? Resteranno tutti i buoni propositi che abbiamo fatto in questi giorni, alimentati dai pensieri sul valore della vita, degli affetti, delle cose semplici? Resteranno la voglia di abbracciarci che ci è presa improvvisamente, il desiderio di uscire anche solo per vedere com’è fatto il cielo, la voglia di sentire tutte le persone che conosciamo, anche solo per sapere come stanno? Se anche solo ci restasse un pizzico di quella generosità della quale ci siamo scoperti capaci donando agli ospedali o alla Croce Rossa, un po’ di quella fantasia che abbiamo tirato fuori inventandoci mille cose da fare in casa, allora potremmo dirci fortunati.

Fortunati per aver saputo cogliere il lato positivo di una situazione difficile come mai ne avevamo vissute come collettività negli ultimi decenni; fortunati per aver saputo trasformare una crisi in un’opportunità.

Alla fine di questi giorni strani delle cui conseguenze ancora forse non ci rendiamo bene conto, probabilmente non saremo del tutto diversi da prima, ma potremo avere la possibilità di crescere, di migliorare. Ognuno a proprio modo, con il suo stile, seguendo le proprie inclinazioni e guardando le cose dal proprio punto di vista.

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